This small anthology reviews some of the central themes of Diego Marcon’s research: from the role of the display in exhibitions to his relationship with cinema, from the use of special effects and animatronics to the sense of community established through his work. Glassa accompanies the exhibition of the same name designed by the artist for the spaces of the Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci in Prato.
Strata raccoglie 37 conversazioni con artisti il cui lavoro ha dato un contributo significativo alla scena artistica italiana e internazionale a partire dal 2000. Questo libro è il resoconto personale di una serie di incontri, amicizie e relazioni professionali che Vincenzo de Bellis e Alessandro Rabottini hanno coltivato negli ultimi vent’anni.
Strata compiles 37 conversations with artists whose work has made a significant contribution to the Italian and international art scene since 2000. This book is the personal account of a number of encounters, friendships, and professional relationships that Vincenzo de Bellis and Alessandro Rabottini have nurtured over the past twenty years.
Pardon Façade documents the artistic output of Luca Monterastelli, showcasing almost all of the sculptures and installations that he produced between 2011 and 2022. Across four chapters—corresponding to four solo shows that he staged in Milan, Otegem, Antwerp, and Naples—the publication provides the first overview of the artist’s work.
More than half a century after its premiere, Yvonne Rainer, in collaboration with choreographer and dancer Emily Coates, directed the 2019 revival of her 1965 performance Parts of Some Sextets. This book poses questions about the trajectories of artworks, performers, and audiences, all while tracing the life—and afterlife—of a dance.
How does technology organize life? This book documents and reflects on the exhibition Proof of Stake: Technological Claims at Kunstverein in Hamburg, curated by Simon Denny and Bettina Steinbrügge. It brings together a unique group of artists and scholars who investigate the technological apparatuses and power relations of organized life.
A cura di Cloé Perrone
Testi di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini, Wangechi Mutu, Cloé Perrone, Ilaria Puri Purini
Progetto grafico di Lorenzo Mason Studio
2025, Italiano, rilegato tela, 30 x 24 cm, 202 pagine
ISBN 979-12-80579-81-2
Il titolo di questo ricca pubblicazione, pubblicata in occasione della personale dell’artista keniota americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese – la prima volta nella centenaria storia della villa per un’artista donna vivente – evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall’adattamento e dalla riconfigurazione.
Introdotto da un testo della curatrice Cloé Perrone che analizza il contesto e le tematiche che hanno plasmato la mostra, il volume è arricchito da altri quattro saggi a cura di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini e Ilaria Puri Purini, oltre che da una conversazione tra Eshun e l’artista. Un ricco apparato iconografico permette di ripercorrere la mostra, sviluppata nelle sale sontuose della Galleria, nei suoi giardini, fino a una presenza extra muros, all’American Academy.